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Chirurgia della Cataratta

cataratta-storia-cristallino

Quando il cristallino perde trasparenza

Anestesia

topica con collirio - raramente locale 

Durata Intervento

10-20 minuti

 variabile secondo il caso

Tempo Ricovero

procedura ambulatoriale

Tempo Recupero

Ripristino visivo generalmente rapido;

il recupero completo può richiedere da alcuni giorni ad alcune settimane

Cos’è la cataratta?

 

La cataratta è la progressiva perdita di trasparenza del cristallino, la lente naturale dell'occhio, che comporta un peggioramento della vista. I sintomi più comuni sono:

  • visione offuscata

  • alterata percezione dei colori

  • aloni intorno alle luci

  • difficoltà nella visione notturna

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Nel tempo questi disturbi possono rendere più difficile guidare, leggere o riconoscere i volti, con un aumento del rischio di cadute. Non è legata soltanto all'età: alcune patologie e cambiamenti nello stile di vita possono farla comparire più precocemente.

Come si fa diagnosi di cataratta?

Durante la visita oculistica si valuta l'acuità visiva e si esamina il cristallino con la lampada a fessura, per verificarne trasparenza e stato di salute. È importante escludere altre cause di calo visivo, perché non ogni offuscamento è dovuto alla cataratta.

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Cause e fattori di rischio

L'opacizzazione è dovuta soprattutto alla naturale degradazione delle fibre del cristallino nel tempo, un processo assimilabile all'invecchiamento fisiologico della lente. Vi si possono affiancare traumi, radiazioni ed alterazioni genetiche; tra i fattori di rischio principali figurano diabete, fumo ed esposizione prolungata a luce solare intensa.

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Come si classifica
  • cataratta senile: la forma più frequente, dopo la sesta decade di vita

  • cataratta giovanile: insorge prima, spesso legata a difetti metabolici

  • cataratta congenita o infantile: presente alla nascita o nei primi mesi, in genere per cause genetiche o patologie della gravidanza.

L'intervento

Non esistono terapie farmacologiche efficaci: l'unica soluzione è chirurgica. La tecnica attuale, la facoemulsificazione, utilizza uno strumento a ultrasuoni ad altissima frequenza per frammentare il cristallino opacizzato attraverso piccole incisioni corneali, oggi realizzabili anche con il femtolaser, che rende la procedura ancora meno traumatica. Il cristallino frantumato viene aspirato e sostituito con una lente intraoculare (IOL).

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Le lenti intraoculari

Esistono diverse tipologie di IOL: monofocali (fuoco fisso), multifocali (per vicino e lontano), toriche (correggono l'astigmatismo) ed EDOF (buona qualità visiva a più distanze). La lente più adatta viene scelta insieme durante la visita preoperatoria, valutando esami strumentali, stile di vita ed esigenze quotidiane.

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Complicanze possibili
  • intraoperatorie: danni capsulari, emorragie, dislocazione del cristallino

  • post-operatorie immediate: infezioni, spostamento della lente, aumento della pressione oculare

  • tardive: infiammazioni retiniche, scompenso corneale

 

L'opacizzazione della capsula che può comparire negli anni successivi non è una vera complicanza: si risolve con un trattamento laser ambulatoriale (capsulotomia YAG).

Oculista Khaki in sala operatoria

 Cenni storici: le prime procedure risalgono al V secolo a.C., quando il cristallino veniva semplicemente spostato dalla sua sede. Solo nel 1747 nacque una vera tecnica di rimozione, e la chirurgia moderna prese forma nel 1967 con la facoemulsificazione di Charles Kelman. Le lenti intraoculari derivano invece da un'intuizione del dottor Harold Ridley, che durante la Seconda guerra mondiale notò come i piloti feriti da schegge di plexiglass non sviluppassero reazioni infiammatorie nell'occhio.

Contenuto a cura dello Studio Oculistica Khaki.

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